domenica 27 novembre 2016

Rivisitazioni dei concetti di buco nero



Nel 72 un giovane fisico di nome Unruh paragonò il fenomeno di un buco nero con la caduta di un fluido in una cascata. 
Così chiese di immaginare un urlo di un pesce che si tuffa in una cascata. L'acqua cade così velocemente nella cascata che supera la velocità del suono in un determinato punto. Quando il pesce supera tale punto l'acqua spazzerà via le sue onde sonore (urla) verso il basso più velocemente delle onde sonore così che il pesce non può più essere sentito dai suoi compagni nel fiume. 
Secondo la teoria della relatività quando ci si avvicina ai fenomeni noti come i buchi neri il tessuto dello spazio-tempo diventa sempre più curvo e quindi a un aumento della gravità.
In un punto di non ritorno conosciuto come "orizzonte degli eventi", la curvatura spazio-tempo diventa così ripida che i segnali non possono più salire al mondo esterno. Entro l'orizzonte degli eventi, anche la luce è tenuto prigioniero dalla gravità del buco nero, rendendo i buchi neri invisibili.
Nel 1981 il paragone si rivelò ancora più azzeccato tanto che gli orizzonti sonori di una cascata sono denominati buchi neri sonici.
I ricercatori hanno iniziato a cercare attraverso l'uso di impianti idraulici la fisica dei buchi neri sonici per cercare indizi circa buchi neri reali. E negli ultimi anni, hanno iniziato la creazione di buchi neri sonori in laboratorio e l'elaborazione di sempre più sofisticati esperimenti analogici . L'estate scorsa, Jeff Steinhauer del Technion di Haifa, in Israele, ha riferito l'ultimo ritrovamento : la rilevazione dell'analogico sonoro di radiazione di Hawking, un ipotetico fenomeno buco nero previsto da Stephen Hawking nel 1974.
Che consiste nel fenomeno della perdita di informazioni.
Ultimamente la fisica è costretta a rivedere alcuni concetti.
“Nella teoria quantistica, energia e informazione posso scappare da un black hole”. Una retromarcia che cambia tutto.
La scienza degli ultimi decenni va rivista, almeno in parte. In uno studio di Stephen Hawking, inviato a Nature, arriva una retromarcia da parte dello scienziato britannico: ci siamo sbagliati. I buchi neri, che già sapevamo non essere buchi, non sono neanche neri. Il fatto è che il ripensamento arriva da parte di Hawking che è considerato uno dei padri della moderna teoria dei buchi neri.
Ma cos’è un black hole? Fino ad oggi avremmo detto che è un ‘oggetto’ con una massa tale che la sua gravità è talmente forte da non permettere nemmeno alla luce di uscire. Da cui il nome ‘nero’. L’idea di buco è per il fatto che qualsiasi onda o particella verrebbe attirata dal campo gravitazionale, ‘cadendo’ al suo interno. Ora Hawking stravolge la teoria, e anche se da un punto di vista pratico non sembrano esserci molte differenze, da un punto di vista scientifico cambia molto, se non tutto: “Nella teoria classica – scrive lo scienziato – non c’è fuga da un buco nero, ma la teoria quantistica permette a energia e informazione di uscirne”. Va così in pensione – spiega Nature – il concetto di “orizzonte degli eventi”, un confine invisibile che non può essere superato.
Hawking ha inviato il suo studio, dal titolo ‘Conservazione dell’informazione e previsioni meteo nei buchi neri’ il 22 gennaio e non ha ancora passato un vaglio della comunità scientifica. Ma l’autore è tale che subito è stato ripreso dalla rivista. 

Nella sua nuova teoria, Hawking parla di un “più benevolo orizzonte apparente”, che imprigiona solo momentaneamente materia ed energia prima di rilasciarla “anche se in una forma più ingarbugliata”. Non pensate però che adesso sia possibile per l’uomo entrare e uscire da un buco nero : si parla sempre di particelle ed energia, qualunque oggetto si avvicinasse – per quanto possibile – a un buco nero sarebbe attirato e completamente disintegrato. 


Ma, Hawking stesso ammette, la teoria non è sufficiente.

“PER UNA SPIEGAZIONE COMPLETA DEL PROCESSO SERVIREBBE UNA TEORIA CHE UNIFICASSE LA GRAVITÀ CON LE ALTRE FORZE FONDAMENTALI DELLA NATURA”. 


La storia sta nel fatto che si considerano i comportamenti dell'universo non unificati, oggi sappiamo che l'elettromagnetismo, la fisica quantistica, il suono, funzionano in modo simile grazie alla vibrazione, la vibrazione è l'elemento fondamentale, per mettere insieme le cose ci basta quindi osservare il funzionamento di un superfluido come il campo unificato per riuscire a capire i fenomeni che hanno in comune. Questo super fluido quando è in grado di trovare la perfetta comprimibilità verso il suo massimo addensamento trova anche la giusta distanza tra le onde che iniziano ad essere risucchiate verso il centro senza attrito, questo orizzonte corrisponde alla modifica della topologia geometrica che impegnava prima, così che la struttura informativa viene ricompressa perfettamente. Ma il buco nero è anche la fonte della creazione perché essendo il punto più denso è la massima distribuzione in tutto il campo unificato,  è la fonte fluida di tutte le altre densità. Così il fenomeno rimette in moto ancora una volta il nastro all'infinito. Oggi i buchi neri forse rendono come termine ma non come fenomeno nel senso che il termine più appropriato è singolarità.....